bandpirati copyGli eventi avvenuti al largo di Cipro Ieri all’alba hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, la questione dolorosa dell’embargo su Gaza. Ma se da una parte lo sdegno popolare è molto grande, governi e media internazionali si danno già da fare per “sdrammatizzare”.

Come mai che un fatto che sarebbe gravissimo sotto qualsiasi latitudine, nell’area sotto controllo israeliano diventa sempre una cosa presso a poco normale… anzi anche legittima?

Per riflettere su questa questione mi sono posto 5 domande. 5 “Perchè sul perché fra pochi giorni non si parlerà più delle decine di civili turchi uccisi o feriti ma ancora e sempre del diritto di Israe a difendersi.

1.  Perché un assalto così violento a una nave di attivisti disarmati?

Ma sarà un errore? Io personalmente credo che non è stato un errore, per niente. È semplicemente un ennesimo atto freddamente pianificato da uno stato terrorista per affermare il suo diritto a fare come gli pare, sempre, in faccia a tutte le leggi e alle convenzioni internazionali.

Questo atto viene in un momento in cui si stanno infittendo le operazioni popolari nonviolente contro l’uccisione lenta del popolo di Gaza. La Freedom Flotilla è la più grande operazione di violazione dell’embargo illegale imposto da Israele contro la banda di Gaza. È la prima volta che una operazione internazionale di queste dimensioni, con varie navi, attivisti di una quarantina di nazionalità e migliaia di tonnellate di beni di prima necessità è messa insieme per portare sollievo al popolo di Gaza. L’intenzione era quella di dare una lezione definitiva a tutto il movimento anti guerra e anti occupazione internazionale. Il messaggio è molto chiaro: “Se osate rimettere in causa il nostro diritto sacrosanto a fare come ci pare da queste parti, noi vi tratteremo così.”

2. Perché sparare a decine di persone?

Lo stato di Israele è ormai sicuro da anni del suo diritto a intervenire dove e come gli pare contro i palestinesi o contro civili o militai di paesi come il Libano o la Siria ritenuti parti in conflitto. Anche fuori i confini, entro i confini di paesi terzi (non si contano le uccisioni e i rapimenti compiuti dagli agenti del Mossad attraverso il mondo) senza mai ricevere altro che timidi rimproveri da parte della comunità internazionale.

Quello che è sconvolgente e che è un passo avanti nella violenza, la prepotenza e il cinismo dello stato sionista. È la prima volta che l’esercito sionista osa l’uccisione volontaria di cittadini di un paese finora alleato, fuori dal proprio territorio. Poi non uno, non due… ma più di dieci, forse anche 20.

Probabilmente la cifra tra i 10 e 20 morti è il numero che gli esperti della difesa israeliana hanno calcolato come numero di vittime che si possono permettere senza scatenare troppa indignazione. Sembra troppo duro?

Ebbene no. Durante la guerra d’aggressione al libano di 4 anni fa, la stampa israeliana si era fatta eco di un calcolo fatto dai massimi esperti della difesa israeliana sui “numeri possibili della guerra”.

Era un freddo calcolo di quanti giorni di conflitto, quanti soldi spesi, quanti civili libanesi e quanti bravi ragazzi israeliani si potevano permettere prima che l’opinione pubblica cominci a porsi domande sull’utilità di tale conflitto. Il fatto che anche la vita dei ragazzi israeliani è spesa in relazione al mantenimento di un governo o all’ottenimento di questo quell’altro voto, la dice lunga sul disprezzo che ha la leadership israeliana anche per quel popolo israeliano che pretende difendere.

3. Perché la nave Turca?

Purtroppo anche la scelta della nave da attaccare, secondo me, è stata fatta con un calcolo preciso, freddo e cinico. Sono decine di anni che militanti nonviolenti provenienti da tutto il mondo occidentale “rompono le scatole” in Israele. Sit-in, interposizioni, ricostruzioni di case distrutte dall’esercito… le loro azioni di disturbo dell’operato della macchina di guerra israeliana sono incalcolabili. Eppure in tutti questi anni i morti tra questi attivisti si possono contare sulle dita di una mano.

La presenza di attivisti di ONG non occidentali in questa missione è stata una mana celeste per Israele. É stata l’occasione di fare un po’ d’ordine senza mettere troppo in imbarazzo i governi amici. Prima di decidere che questa versione è assurda provate soltanto ad immaginare cosa sarebbe accaduto se la ventina di morti fosse stata di cittadini britannici o francesi (ma di quelli bianchi, senza strane origini africane o mediorientali). Pensiamoci un attimo. E ricordiamoci che anche lo sgomento del mondo è selettivo. Gli strateghi israeliani loro lo sanno benissimo.

4. Perché quando Israele uccide decine di persone in acque internazionali non si parla né di massacro né di crimine, ma di diritto alla difesa?

Il governo israeliano ha evocato, ancora una volta, il “diritto alla difesa”, per giustificare l’assalto in acque internazionali della flottiglia Free Gaza.

Cioè in sostanza questa potenza militare, questo stato caserma, ha dovuto sparare e uccidere una ventina di attivisti armati di sacchi di cemento, di medicine e di sedie a rotelle.

Questa è ancora una delle più forti “eccezioni” di Israele. Lo stato sionista si difende sempre. Anche quando massacra civili, anche quando distrugge le case di povere famiglie, anche quando i suoi coloni maltrattano, umiliano, sfrattano milioni di persone. Se quattro anni fa hanno massacrato migliaia di civili libanesi e distrutto tutta l’infrastruttura di un paese già debole come il Libano. Se pochi mesi fa avevano ridotto in polvere la striscia di Gaza dove già vivono in stato di estrema difficoltà quasi due milioni di persone stipate come sardine in scottala. Il tutto senza mai smettere di evocare questa stessa ragione, e senza che la comunità internazionale sottolinei l’anomalia di questo discorso. Quindi, oggi, è normale che se Israele dice che hanno sparato perché gli attivisti erano armati di coltelli, tutti senza esitare la prendono per buona.

Questo rientra nel dominio della normalità. L’avesse fatto qualsiasi altro stato la polemica non si sarebbe spenta per mesi. Anzi in molti casi ci sarebbe stato forse un invio di forze internazionali per liberare gli altri cittadini sequestrati in acque internazionali.

In questo caso, fra pochi giorni, quando Israele libererà i cittadini di 40 nazioni diverse sequestrati illegalmente, gli arriveranno tanti ringraziamenti per il suo gesto generoso. E la crisi sarà considerata quasi risolta.

Come se il problema sta nel sequestro di qualche attivista occidentale e che l’origine di tutto non fosse invece il sequestro di milioni di persone dentro le prigioni a cielo aperto che sono i così detti “territori occupati”.

5. Perché tutto quello che riguarda Israele è sempre una eccezione? (la madre di tutte l domande)

Sin dalla sua invenzione lo stato israeliano è una eccezione. È il primo stato coloniale ottenuto non direttamente da un esercito regolare ma da parte di forze informali (fortemente sostenute dalle potenze imperiali ovviamente, ma indirettamente, senza mai sporcarsi le mani). È una storia che non assomiglia a nessuna altra nella storia dell’umanità. Gli inventori di questo capolavoro (principalmente gli stati imperiali anglosassoni in combutta con le organizzazioni sioniste internazionali, ma con consistenti contributi anche delle altre potenze del dopo seconda guerra mondiale e dei governi fantocci del medio oriente e della borghesia palestinese corrotta).

Gli inventori di questa storia, quindi, l’hanno sempre iscritta sotto il segno dell’eccezione. Niente di ciò che vale nel resto del mondo vale in questo pezzettino di terra martoriata. Anzi si è scritto una storia fatta su misura in cui si parla di un movimento di liberazione. É la prima volta nella storia che un movimento di liberazione libera una terra dai suoi abitanti per sostituirli con altri provenienti dai quattro angoli del mondo.

Ma quella che di fatto è l’ultima colonia occidentale come il Sudafrica, come l’Australia… non è mai stata chiamata così. Anzi hanno inventato un popolo (Shlomo Sand – Comment le peuple juif fut inventè – Fayard, Paris, 2008) e hanno convinto tutto il mondo che era originario da quella parte del mondo e che la colonizzazione fosse soltanto un ritorno a casa.

La pulizia etnica a rate esercitata per 60 anni è stata chiamata con vari nomi ma mai con il suo vero e proprio. Esecuzioni fuori dai confini, Uccisioni mirate, Operazioni preventive… sono tutti nomi di azioni illegali e criminali continuamente usate dai servizi israeliani. Tanti nomi per non usare mai la parola “terrorismo”.

Mentre per paesi come il Sudafrica, il Mozambico o lo Zimbabwe si è accettato il concetto che fossero territori abitati da popolazioni di origini diverse e si sono cercate (pur incerte e incomplete) soluzioni di decolonizzazione senza spostamento di popolazione, ma che includono gli stessi diritti per tutti entro i confini di uno stesso stato. In Israele si continua a far finta di credere in una soluzione con due popoli/due stati. Nascondendo che c’è un solo paese grande come un fazzoletto in cui c’è una parte quella dei privilegiati che cresce sempre, arrivando da tutte le parti del mondo, e una altra rinchiusa in una infinità di minuscole prigioni a cielo aperto senza diritti e senza futuro…

Ci sarebbe da scrivere un nuovo dizionario su come le parole, quando sono riferite al conflitto medio orientale, cambiano completamente significato fino a valere, certe volte, perfino l’esatto contrario di quello che valgono per altri stati, in altre parti del mondo.

Ma da dove viene l’origine di questa eccezionalità assoluta?

È semplicemente frutto del processo con il quale fu inventato lo stato di Israele.

Israele è l’ultimo figlio della vecchia scuola del Colonialismo tradizionale. È quello che hanno messo al mondo prima di decidere di smettere… per passare a nuove forme di colonialismo.

E, come ogni ultimo figlio, è anche il beniamino delle potenze imperiali.

C’era da noi (in Algeria), all’epoca del partito unico, una barzelletta che raccontava di un giovane insegnante che aveva nella sua classe, senza saperlo il figlio di un pezzo grosso del regime. Un giorno il preside lo convoca e gli chiede: “ perché hai dato un voto basso a questo ragazzo?”

“signor preside -rispose l’insegnante- mi ha scritto un tema in cui diceva che gli elefanti volano!”

“E allora? Qual’è il problema?” lo riprese subito il preside, “Se lui dice che gli elefanti volano, vuol dire che volano. Perché se tu continui a sostenere il contrario, dal nostro posto di lavoro, voleremo via sia tu che io!”

Questo è il problema di fondo. Israele è il figlio prediletto dell’Imperialismo Occidentale. E se dice che le navi erano amate di sedie a rotelle e che d’ora in poi le sedie a rotelle sono considerate armi pericolose allora lo sono e amen.

Oggi questi interessi sono privati, non rispondono nemmeno più agli ordini degli stati dai quali traggono l’origine ma sono diventati del tutto autonomi. Anzi sono loro che tengono il mondo in mano e lo usano a loro piacimento. Non hanno più né nazionalità, né colore della pelle, né religione. Ma usano ancora gli stessi strumenti.E uno di questi strumenti più affilati è lo stato stesso di Israele. Come ieri si interveniva per difendere Israele quando gli interessi occidentali erano minacciati, oggi Israele è sempre minacciata da chi minaccia gli interessi delle multinazionali.

Quindi non c’entrano niente ebrei, cristiani o musulmani Tutti sono ostaggi di una cricca di potenti magnati di tutto e di niente che giocano con i popoli come se fossero pedine. Il popolo israeliano intero è usato come avamposto militare dell’arroganza del capitale.

Per questo, secondo me, opporsi oggi all’arroganza e alla prepotenza delle élite israeliane deve essere solo parte di una opposizione globale alla prepotenza del capitale. Credere che le forze messe in campo siano state create solo per poter rubare sempre più centimetri di terra palestinese (spesso arida) è proprio cadere nel gioco di chi vuole che la questione sia letta solo come una semplice cospirazione degli ebrei, da una parte, o come l’eterna storia di odio anti ebraico, dall’altra.