I ragazzi delle banlieue: minori da educare e proteggere o piccoli criminali da reprimere?

In questi giorni di calura, in Francia due eventi hanno suscitato una forte polemica: uno legato a un gruppo di giovani in una periferia di Clermont-Ferrand che hanno installato senza permesso una piscina gonfiabile nel parcheggio del loro quartiere di case popolari e contro il quale è stato schierato un gruppo di forze dell’ordine degno di una guerra urbana. L’altro è la storia di un ragazzino di 14 anni, Hamza, detto “la douane”, la dogana, che si è inventato uno strano modo di fare soldi: lungo il canale Saint Martin, in pieno centro di Parigi.
Due storie che potevano sollevare molte questioni: la calura arrivata a livelli insopportabili, che spinge le persone senza possibilità di rinfrescarsi a fare follie, l’assenza di accesso alle vacanze per i più poveri, le disuguaglianze che crescono, la mancanza di attività per i giovani delle periferie povere, l’assenza di dialogo con le autorità pubbliche…
Invece, complici i social media e la guerra mediatica in corso scatenata dalle estreme destre, ormai proprietarie dei maggiori media francesi, si parla ancora e soltanto di immigrazione e sicurezza. Hamza la dogana diventa Hamza il terrore.
La piscinetta di Clermont-Ferrand che minaccia l’ordine pubblico
La prima storia si svolge a Clermont-Ferrand, Alvernia, centro della Francia, clima continentale, freddo d’inverno e rovente d’estate. In questi giorni di canicola, nel quartiere popolare di La Gauthière, nella periferia nord-est della città, in mezzo ai capannoni delle fabbriche Michelin, la principale industria della città, la gente non sa cosa fare. Le palazzine delle case popolari sono dei prefabbricati che durante il giorno si trasformano in forni a microonde. I residenti sono per lo più poveri e non si possono permettere una casa di vacanza, un soggiorno al mare o in montagna e nemmeno l’ingresso, tutti i giorni, alle piscine comunali. Di fronte a questa situazione, il 23 giugno scorso, un gruppo di ragazzi organizza una colletta, compra una piscina gonfiabile e la mette nel parcheggio del quartiere, in mezzo alle case. La piscinetta è per molti giovani, in particolare i giovanissimi, un’occasione d’oro per rinfrescarsi nei giorni del mese di luglio più rovente del secolo. Ma non tutti vedono di buon occhio questa iniziativa. Qualcuno chiama il comune per segnalare la situazione.
In seguito, quello che poteva essere una occasione per sollevare la questione dei problemi di questi giovani finisce in un intervento muscoloso (6 furgoni pieni di agenti) della polizia, alla distruzione della piscina e a una grande dibattito sul “problema” dei giovani delle banlieue.
Hamza la dogana, il terrore di Canal Saint Martin
Pochi giorni dopo è a Parigi che scoppia un altro scandalo legato al caldo e ai giochi d’acqua. Qui invece non siamo in periferia, è la zona del Canal Saint Martin, nel III arrondissement di Parigi: pieno centro. Qui a scatenare la cronaca è un ragazzino di 13 anni.

Si chiama Hamza. Ma ormai tutti lo chiamano Hamza la douane. È un ragazzo problematico, un po’ irrequieto, vivace… A scuola non va molto bene. Invece fuori, va molto forte nell’arte di cercare guai. Hamza, con quest’ultima calura, si è inventato un nuovo gioco. Va a farsi il bagno nel canale, come molti. Ma quando si stanca di fare il bagno, imbraccia un pericolosissimo fucile ad acqua e, insieme a una banda di pischelli di quartiere, va a fare il doganiere. Minaccia i passanti con la sua arma e pretende un pedaggio di due euro. Gli evasori vengono copiosamente spruzzati. Un gioco certamente stupido. Certe volte molto fastidioso. Ma che rimane nel registro delle marachelle adolescenziali.
Intorno alla persona di Hamza si crea un tamtam mediatico gigantesco, che comincia prima su Tiktok e Instagram per arrivare sui giornali e le Tv nazionali, che porta alla fine la polizia a intervenire: Hamza è interpellato per strada, in una operazione imponente della polizia, portato via con le manette e messo in detenzione provvisoria in attesa del processo. Come un pericoloso criminale. L’arresto di Hamza, ovviamente, fa scoppiare una polemica senza fine, tra chi lo tratta come un pericoloso criminale e chi lo difende a spada tratta.
Due storie gli stessi sintomi di un profondo male
In entrambe le storie, ci sono molti ingredienti in comune. C’è sicuramente questa calura impressionante che sta rendendo la gente matta. Ma c’è soprattutto che più il caldo e il freddo sono estremi, più il divario sociale si fa sentire: tra chi ha i mezzi per proteggersi dalle escursioni termiche che ormai nel sud Europa ricordano il deserto del Gobi, con inverni secchi e gelidi ed estati roventi. C’è la questione del non accesso alle vacanze e dei giovani poveri che non sanno cosa fare del loro tempo durante le lunghe ferie estive.
C’è la questione dei media sociali, degli influencer in caccia di sensazionale e di polemiche, che trasfigurano completamente le cose e portano piccole storie ordinarie a diventare delle bolle mediatiche gigantesche, che irrompono con violenza nei dibattiti politici, imponendo le loro agende al dibattito pubblico.
E poi, infine, c’è una questione che passa spesso inosservata, ma che in questi due casi esce clamorosamente: l’adultizzazione dei figli degli oppressi. Il fatto che il diritto all’infanzia e a tutte le tutele che essa impone sia un privilegio al quale non tutti i bambini del mondo possono accedere. E questo divario non si trova solo tra il Nord e il Sud del mondo, ma anche tra il centro e la periferia dei paesi benestanti.
L’eccezione coloniale
In epoca coloniale, la bella democrazia francese, nata dalla rivoluzione e dalla filosofia delle lumière, si fermava a Marsiglia: oltre il Mediterraneo, in Africa, tutto ciò che era concesso al popolo in Francia non lo era per gli africani. La scuola non è per tutti, la sanità non è per tutti, la libertà politica è riservata alla minoranza bianca e a pochi privilegiati, chiamati gli evoluti. La legge non è più uguale per tutti e la schiavitù, la tortura e le esecuzioni arbitrarie smettono di essere vietate. La stessa cosa vale per la democrazia britannica, non applicata in tutto l’impero sul quale non tramontava mai il sole.
Questo dato di fatto non era praticato in segreto. Era la norma. In francese lo chiamavano “L’exception coloniale”: l’eccezione coloniale è il concetto giuridico e politico secondo cui i territori d’oltremare costituivano spazi in cui l’ordinamento dello Stato metropolitano veniva sospeso o modificato, fondandosi su un diritto d’eccezione permanente e su una distinzione razziale tra colonizzatori e colonizzati. (Treccani)
Ovviamente i bambini indigeni non sono considerati come bambini ma come piccoli indigeni. Non hanno diritti né protezione. Lavorano come gli adulti e, se sbagliano, pagano come loro, perché non sono bambini: sono solo piccoli indigeni.
Oggi, il colonialismo diretto è quasi finito ovunque, ad eccezione di Israele e di pochi altri casi. Ma l’eccezione coloniale la vediamo applicata in Israele tutti i giorni, con le uccisioni arbitrarie, con la tortura normalizzata, le violenze sessuali sistematiche su donne e uomini e soprattutto con le migliaia bambini uccisi, feriti e imprigionati in condizioni deleterie e senza nessuna forma di processo.
Le periferie come colonie interne
Ma anche per le vecchie potenze coloniali il regime dell’eccezione coloniale non è mai finito: si è solo spostato dalle colonie ai quartieri poveri delle grandi città industriali.
Dopo la seconda guerra mondiale, con l’arrivo di popolazioni provenienti dalle colonie, le periferie povere si trasformano progressivamente quasi in corpi estranei allo Stato dove vivono. Un corpo estraneo tenuto a bada quasi soltanto con la repressione poliziesca e con politiche sociali di gestione della miseria.
I figli di questa popolazione, ovviamente, vengono descritti non come figli della Repubblica (o del regno)– che, anche quando sbagliano, hanno diritto all’educazione e alla protezione – ma come piccoli delinquenti, o, ancora meglio, come futuri terroristi. (leggere qui cosa ne diceva Marc Augé in questo blog nel 2016)
Ed ecco quindi perché una piscinetta gonfiabile diventa un grave problema di sicurezza pubblica e perché un caso di piccola irrequietezza infantile – in cui, se si fosse trattato di un piccolo François, nel peggiore dei casi, il reo sarebbe stato prelevato discretamente a casa sua, in presenza dei genitori e di assistenti sociali garanti della sua incolumità e del rispetto dei suoi diritti – nel caso del piccolo Hamza è stato trattato poliziescamente, politicamente e mediaticamente come se si fosse trattato dell’arresto di Al Capone in persona.
Questo trattamento è esattamente come quello che fa l’esercito israeliano con i bambini palestinesi che osano lanciare sassi contro i blindati dell’occupazione.
Nota:
*. Pubblicando la fotografia di Hamza non violo nessuna regola deontologica, perché il diritto alla privacy di Hamza è stato violato talmente tante volte che la sua immagine ormai fa parte del paesaggio mediatico francese. Tutti lo conoscono. Conoscono il suo volto, sanno il suo nome e dove abita…



L’Amministrazione ha perso l’opportunità di inventare un servizio originale e divertente per i ragazzini e premiare Hamza per la creatività.
Laura
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Cara Laura,
Inventare un servizio creativo per i giovani, sarebbe stato veramente un bellissimo modo di gestire la questione della piscinetta.
Invece premiare Hamza non credo sia proprio una buona cosa.
Comunque sia, lui si comportava da bullo. Infastidiva e mancava rispetto alla gente. Questo comportamento, se non deve essere trattato come fosse un problema di sicurezza nazionale, non va premiato. è un comportamento di bullismo giovanile e come tale va trattato.
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CIAO Karim, ho trovato l’idea dei due adolescenti direi divertente, e innoqua, avrei messo anch’io una piscinetta rinfrescante che non faceva MALE a nessuno, peccato, appunto, che i ragazzi fossero, poveri e provenienti dalle ex colonie, quelli che qui in Italia chiamano: di prima di seconda di terza generazione e avanti così non si sa fino a quando. Con quei ragazzi, avere lo sguardo di un padre di famiglia invece che quello della legge( che certamente non va violata) avrebbe reso tutti meno arrabbiati.
La rabbia in questi casi ci rende inutili, al punto di fare a pezzi una piscinetta avuta con fatica e imbrigliare un giovinetto che chiede una tassa per un passaggio( cosa che non si deve fare).
Ciao KArim
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Cara Maria. I ragazzi di Clermont-Ferrand hanno peccato solo di entusiasmo. Volevano fare del bene, sbagliando un po’. Si poteva tranquillamente accompagnarli verso una soluzione buona per tutti. Ma si vede che il comune aveva altri obiettivi nella sua agenda.
Invece, il piccolo bullo di Parigi è fastidioso e manca scuramente l’intervento correttivo della famiglia. Perché i suoi atteggiamenti fastidiosi sono stati segnalati molte volte. Il problema sta nella disproporzione, nell’inadeguatezza degli interventi. Interventi di pura sicurezza su questioni che sono prima di tutto di disagio giovanile.
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