Martedì 26 marzo 2013. Sidi Bouzid.

Mi sveglio nella città di Sidi Bouzid. Il mio amico Saif ha tante faccende da sbrigare e mi propone di accompagnarlo. Al programma: Sede del sindacato, comune e wilaya (Provincia). A me mi fa comodo. Non sono venuto per fare il turista ma a capire che aria tira. E non c’è meglio delle sale d’attesa e i corridoi delle amministrazioni per prendere il polso di una società.

Camminiamo un po’ lungo la strada principale del paese. Saif fa da guida turistica un po’ particolare: «qua i primi giovani hanno cominciato a lanciare pietre contro la polizia. In questa casa, uno dei figli è morto…»

sidi-bouzid01Sidi Bouzid è ufficialmente la città dove è iniziata la rivolta con il gesto disperato di Mohamed Bouazizi. In realtà il disaggio era diffuso e vari focolari di rivolta ci sono stati durante i primi anni 2000. Solo che a Sidi Bouzid c’è stata la goccia di troppo.

Il giovane Mohamed era un ragazzo povero. Per guadarsi la pagnotta vendeva verdure su una carrozza a due passi dalla sede della provincia. Taglieggiato in continuazione dalle guardie comunali, disperato, un giorno -il 17 dicembre 2010- si presenta di fronte al palazzo dell’amministrazione locale con una tanica di benzina e si da fuoco. La sua agonia durerà 17 lunghi giorni.

Il sacrificio di Mohamed sveglia tutti i giovani come lui, condannati a vivere nella disperazione: senza presente né futuro. Sidi Bouzid prende fuoco. Qualche giorno dopo (il 22 dicembre) un altro giovane, Houcine Neji, si da la morte appendendosi ai fili dell’elettricità pubblica, di fronte alla sede del sindacato (UGTT), per denunciare il suo silenzio di fronte alla miseria dei giovani. Muore sul posto e precede così il fruttivendolo.

All’uscita dalla sede dell’UGTT, Saif mi fece vedere proprio il palo sul quale è salito.

«Con la morte di Houcine, la protesta comincia a toccare i comuni vicini: Sbeitla, Kesserine, Bouziane. Si propaga come una macchia d’olio. Il 27 dicembre cominciano le prime timide manifestazioni a Tunisi la capitale.»

sidi-bouzid02Il 5 gennaio 2011, muore Mohamed Bouazizi. La rivolta raddoppia di intensità e copre tutto il territorio nazionale. I giovani che si suicidano in pubblico e quelli uccisi dalla repressione si moltiplicano.

Dopo alcuni tentativi disperati di calmare la piazza, nella notte del 14 gennaio, il presidente Benali è costretto dai militari a salire su un aereo in direzione dell’Arabia Saudita.

Oggi cosa rimane di tutto questo a Sidi bouzid? Rimane l’orgoglio di essere stati i primi. Ma rimane anche l’amaro in bocca per aver sacrificato la vita di molti giovani e essere rimasti tutto sommato poveri e disperati come prima. La via principale del paese ribattezzata Boulevard Mohamed Bouazizi e sulla piazza principale è stato costruito un piccolo monumento che rappresenta la carretta del venditore ambulante. Molti graffiti e tag. La scritta “ACAB” un po’ ovunque. E poi l’aria diversa che si respira. Qui la gente cammina a testa alta e parla. Dice quel che vuol dire. Non c’è più quella paura che c’era negli anni 90.

Qualche metro più in là dalla carretta di Bouazizi, vedo una piccola manifestazione. Proprio nella rotonda al centro della Piazza. Avvicinandomi, non credo ai miei occhi. Sono poliziotti. Gli agenti dell’ordine che protestano per la mancanza di sicurezza sul lavoro.

sidibouz03Mi avvicino, leggo un po’ gli striscioni poi faccio qualche domanda. Un agente in divisa blu notte, recita come a scuola in buon arabo classico: “Oggi siamo qua per protestare contro le condizioni in cui siamo costretti a lavorare. Contro la mancanza di sicurezza e la mancanza di rispetto. Nei giorni scorsi vari nostri colleghi sono stati aggrediti, alcuni sono morti. Le forze dell’ordine, la polizia, la gendarmeria non possono portare sicurezza al cittadino se loro non sono in sicurezza.” fine della recitazione. (vedere il video)

Ma sembro l’unico a vederli. La gente passa senza degnarli di uno sguardo. Prima penso che li disprezzano perché sono poliziotti. Ma ad un certo punto sento una ragazza sbuffare e dire all’amica: “ancora una protesta. Chi sa per che cosa ancora? Non se ne può più.”

Continuo il mio percorso con Saif. Il comune, la provincia. Entriamo fino nell’ufficio del segretario generale del Prefetto. Sembra un ufficio aperto dove chiunque può entrare. Non è più la Tunisia dove era vietato persino camminare sui marciapiedi contigui ai palazzi del governo.

Uscendo da lì, entriamo in una lavanderia. Il proprietario è uno dei tanti cugini di Saif. 15 anni da operaio nel bergamasco. Con i risparmi si è aperto questo piccolo esercizio ed è tornato in paese.

Gli abitanti di Sidi Bouzid hanno una lunga storia di emigrazione verso l’Italia. Ma la maggior parte veniva per i lavori stagionali. 3-4 mesi d’estate tra campagna, Puglia e Sicilia a raccogliere frutta, pomodori e uva. Poi ritorno a casa per prepararsi per la raccolta delle olive.

Soltanto dagli anni 90 in poi, con il deteriorarsi delle condizioni di lavoro nell’agricoltura, alcuni di loro hanno tentato la via dell’immigrazione stanziale nelle città del nord. Anche il proprietario del bar dove abbiamo bevuto il caffè prima ha un passato da emigrato a Perugia.

I due commercianti, come tutti i commercianti del mondo, raccontano la stessa cosa: troppe tasse. Troppe. Gli affari vanno male. Il paese va a pezzi. Il proprietario della lavanderia, però, è un vero nostalgico di Benali.

sidibouz04«L’ho visto quel giorno quando si è dato fuoco, il Bouazizi. -dice- sono corso a spegnere le fiamme. Ma oggi mi accorgo che non sono corso abbastanza velocemente. Avrei dovuto volare e impedire che quello facesse quel che ha fatto. Guarda in che stato siamo da quando è successo tutto quel che è successo.»

– Dice che era meglio il vecchio Benali, di questi qua di adesso? – chiedo io su un tono scherzoso.

– “Certo! – Non ha nessuna voglia di scherzare – Quello sì che è un grande signore. Ha visto questi straccioni agitarsi. É salito sull’aereo e ha detto ciao ciao.”

Non ci provo nemmeno a porre altre domande. Va avanti da solo. Il panorama che descrive è catastrofico. Sembra che il paese sia in rovine e che ci siano bande armate ovunque.

Mentre parla ascolto un attimo la radiolina appoggiata sul banco. Si parla di cronaca nera. Mi chiedo se il signore esce ogni tanto dalla sua lavanderia o si nutre solo di giornalismo dozzinale.

sidibouz06Sulla piazzetta dove Bouazizi affrontava le guardie tutti i gironi per vendere poche verdure, oggi c’è un intero mercato di carrette, tutte abusive, che lavora in pace e alla luce del giorno.

Delle disgrazie di alcuni, altri vivono.” – dice Saif, citando un vecchio proverbio in arabo classico.

Continua…